IL VANGELO DEL GIORNO

Comunità Pastorale Maria SS Regina dei Martiri. Lomaniga, Maresso, Missaglia Arcidiocesi di Milano

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Gc 2,14.26; Sal 111; Lc 18,28-30

LUNEDÌ 24 SETTEMBRE

Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».

Abramo ha lasciato la sua terra e si è recato nella terra che gli ha indicato il Signore. Tra i beni che lascia e i beni che riceve non vi è alcun confronto, come non vi è confronto tra il tempo e l’eternità, tra il niente e il tutto, tra il finito e l’infinito. Poi il Signore gli chiede di rinunziare al figlio e lui lo porta sul monte per sacrificarlo, secondo l’ordine ricevuto. Ancora una volta il Signore è stato ricco di ricompensa. Gli ha risparmiato il figlio e nel figlio ha promesso ad Abramo la benedizione di tutti i popoli.

Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan. Arrivarono nella terra di Canaan e Abram la attraversò fino alla località di Sichem, presso la Quercia di Morè. Nella terra si trovavano allora i Cananei. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questa terra» (Gen 12,1-7).

Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce» (Gen 22,1-18).

Nella rinunzia l’uomo dona se stesso a Dio. Dio dona se stesso all’uomo. L’uomo si dona a Dio nel tempo. Dio si dona all’uomo nel tempo e nell’eternità. L’uomo è finito. Dio è infinito. L’uomo è niente. Dio è tutto. La rinunzia è un vero scambio di essere. Dio prende tutto l’uomo per farne un suo strumento per la missione di salvezza. L’uomo prende Dio come sua vita nel presente e nel futuro. Donandosi Dio all’uomo che si è dato a Dio, tutta la creazione è data all’uomo, tutto il cielo e tutta la terra. Il cuore dell’uomo è così colmo di Dio da non servirgli più alcuna cosa di questo mondo. Il Vecchio Simeone solo per aver visto il Messia di Dio si sentì così sazio da chiedere al Signore di poter sciogliere le vele verso l’eternità. Sulla terra nulla più è da vedere.

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,29-32).

Il “molto di più” promesso da Cristo nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà, serve a Pietro perché comprenda che nulla ha perso e tutto ha guadagnato. In verità, quanto Pietro e gli altri riceveranno, neanche lo possono immaginare. Solo quando saranno in Paradiso comprenderanno la misura del dono ricevuto. È forse neanche allora. La ricompensa è Dio stesso, che è l’Eterno, l’Infinito, l’Amore purissimo, la Luce, la Vita, la Santità, la Gioia che non conosce tramonto. Madre di Dio, Angeli, Santi, aiutateci a comprendere che donandoci a Dio, Dio si dona a noi. 

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