IL VANGELO DEL GIORNO

Comunità Pastorale Maria SS Regina dei Martiri. Lomaniga, Maresso, Missaglia Arcidiocesi di Milano

Risultati immagini per Se aveste fede quanto un granello di senape1Pt 3,8.17; Sal 33; Lc 17,3b-6

MARTEDÌ 11 SETTEMBRE

Vi è la fede nella Parola di Dio. Si ascolta la Parola, si obbedisce ad essa, si compie nella storia e nell’eternità quanto essa dice. Nella Parola di Dio urge distinguere e separare ciò che Dio ha promesso di fare da Sé e ciò che ha promesso di fare per la nostra fede. Ciò che Lui si è impegnato a fare, sempre lo porta a compimento. Ciò che invece deve fare l’uomo, è l’uomo che deve realizzarlo, nella più perfetta obbedienza. Se l’uomo viene meno nell’obbedienza alla Parola, il Signore non potrà realizzare per noi quanto ha promesso. O lo realizza attraverso altre persone, o deve rinunciare al suo progetto di amore verso l’uomo. Il Vangelo ci viene in aiuto e ci rivela due purissima verità. Se noi non crediamo nella Parola del nostro Dio, la sua Parola di salvezza in noi mai si potrà compiere. Non compiendosi in noi, diveniamo via perché non si compia neanche negli altri. Siamo responsabili in eterno per ogni dannazione.

Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro (Lc 7,24-30).

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi (Mt 23,13-15).

C’è la Parola che Dio dice a noi. Noi crediamo in essa. La viviamo. Essa realizza ciò che dice. Ma c’è anche una parola che noi diciamo agli uomini, alle cose, alla creazione. Questa parola Gesù l’ha riempita della sua divina onnipotenza. Come Lui diceva e le cose avvenivano, così il suo discepolo dice e le cose avvengono. Ma quando esse avvengono? Quando nel suo cuore lui crede in quello che dice. Quando ancora prima di pronunciare la Parola, lui vede la cosa come avvenuta. Quando questo può accadere? Quando avviene? Questo accade, avviene, si realizza quando la Parola che Dio dice a noi diviene nostra vita. Se Dio parla a noi e noi non lo ascoltiamo, non possiamo pretendere che noi parliamo alla sua creazione ed essa ci ascolti. Dio parla, noi ascoltiamo. Noi parliamo alla creazione, essa ascolta. Obbedienza per obbedienza. Ascolto per ascolto. Compimento per compimento. Noi non ascoltiamo, non siamo ascoltati. Noi non obbediamo, non siamo obbediti. Noi siamo sordi, tutto è sordo.

Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi vuole essere ascoltato dalla creazione di Dio deve ascoltare il Dio della creazione. La nostra parola non è piena di divina onnipotenza fuori di Dio. Noi siamo come il ferro. Se il ferro non è nel fuoco, esso mai produrrà fuoco. Se invece lo si pone nel fuoco, diviene fuoco, si accosta alla paglia, subito tutta la paglia si incendia. Fuoco da fuoco, luce da luce, onnipotenza da onnipotenza. Cristo è nel Padre e nello Spirito Santo, la sua Parola è fuoco che consuma ogni cosa e la trasforma. Ma Cristo è nell’obbedienza più pura verso il Padre suo, nella mozione dello Spirito Santo. Se noi non carichiamo di onnipotenza la nostra parola con la nostra perfetta obbedienza, siamo senza fede.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci pieni di obbedienza per essere ricchi di fede. 

 

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